2008-07-28

The Last Lecture

Qui scrivo un "appunto" in media circa una volta al mese, che parla per lo più di web, perché in fondo questo è un sitino in cui ogni tanto faccio qualche esperimento, ma nella vita di tutti i giorni ci sono svariate altre cose a cui penso.
Randy Pausch si è "spento" tre giorni fa. Era un informatico, ma non solo. Lo si ricorda in particolare per la sua ultima conferenza, appunto, di quasi un anno fa (qui sottotitolata in italiano), quando sapeva che la sua vita stava per finire:



Infondo non dice nulla di straordinario (non dovrebbe esserlo, almeno) né è il primo e il solo, ma lo espone bene, in modo sicuramente esemplare (e coerente, considerata la sua condizione). Son cose che raramente si ricordano o vengono proprio ignorate, ma che secondo me vale invece la pena di tenere sempre a mente. Credo sia scontato dire che se tutti fossero così, il mondo sarebbe un posto migliore, ma mi vien da dirlo lo stesso.

Nel suo sito ha scritto in proposito: «I am flattered and embarassed by all the recent attention to my "Last Lecture." I am told that, including abridged versions, over six million people have viewed the lecture online. The lecture really was for my kids, but if others are finding value in it, that is wonderful. But rest assured; I'm hardly unique. Send your kids to Carnegie Mellon and the other professors here will teach them valuable life lessons long after I'm gone. »

Ebbene, a giudicare dal risalto che ne è stato dato e dai commenti su Youtube, direi sicuramente d sì: anche altri, oltre a quelle tre persone a cui era indirizzata ufficialmente la conferenza, hanno trovato qualcosa in essa.

Sicuramente la morte fa "paradossalmente" riflettere sulla vita (o, se ci rifletti già, ti fa riflettere in particolare). I miei conoscenti sanno perché ci sto riflettendo (come loro, del resto), ma non credo che il dettaglio interessi ad altri. Agli altri, contribuisco a diffondere il bel messaggio di Paush e, come dice lui, «if others are finding value in it, that is wonderful».

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2008-06-30

Bianco e nero

Ho letto un articolo di Massimo Mantellini con cui mi ritrovo concorde in diversi punti. In particolare c'è una cosa a cui tengo e che lui ha espresso molto bene:
È interessante notare come nella rappresentazione dello scenario solo gli estremi vengano compresi: la rete o è fantastica, nell'apologia nota che dedichiamo ad ogni nuova innovazione tecnologica, o è diabolica ed in grado di distruggere le nostre vite in pochi istanti.

Quando qualcuno tenta di ristabilire i corretti chiaroscuri della questione, analizzando pro e contro, cambiamenti epocali indotti dall'uso della rete e pericoli ad essa correlati, invece che essere correttamente citato per il proprio importante contributo, viene immediatamente arruolato nella fila di questo o quello schieramento ed il suo pensiero sezionato e ridotto a macchietta pro o anti qualcosa.

L'articolo parla di Internet, ma lo stesso discorso vale anche in altri ambiti e spesso affiora nelle discussioni più disparate. Questo modo di concepire le cose, che considera solo gli estremi (per cui le cose o sono bianche o sono nere o buoni o cattivi, o sei con noi o contro di noi, o sei con Dio o con Satana), una visione priva di "gradazioni", figuriamoci della varietà di "colori", si presta a facili manipolazioni, demonizzazioni/santificazioni. Altre possibilità e punti di vista non sfiorano neanche chi pensa così. Lo trovo fortemente semplicista e limitante, perché esclude a priori visioni più ampie, che consentirebbero invece di analizzare la questione nel suo insieme più o meno complesso, fatto di tanti diversi elementi, in modo da ragionare in base al quadro completo e non solo su alcuni dettagli, i primi più in vista o la propria limitata esperienza personale. Insieme a generalizzazioni affrettate e giudizi faciloni, ci si imbatte in considerazioni apparentemente credibili (forse), ma in seconda analisi del tutto fallaci, che portano come minimo a fraintendimenti.

In conclusione mi ha fatto piacere leggere un articolo un po' più equilibrato dei soliti allarmisti o viceversa facili entusiasti.

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